Visita all'impianto
di itticoltura di Beinette
Data: mercoledì
22 ottobre 2003
Luogo: Beinette (CN), circa
150km da Genova »»»
Effettuato da: Amedeo, Paolo,
Tommaso
L'impianto visitato è uno dei primi realizzati in Italia
per l'allevamento delle trote. Allo stato attuale è tra
i pochi a svolgere l'intero ciclo riproduttivo, dalla raccolta
e fecondazione delle uova alla vendita ai grossisti. Il gestore
si mostrato molto disponibile, illustrandoci tutti i particolari
tecnici
e logistici. L'informazione principale fornitaci riguarda però
l'impianto per la tilapia, ovvero la specie che molto probabilmente
verrà allevata al centro in RCA.
Al contrario della trota che (come si vedrà in seguito)
necessita di particolari condizioni per garantire l'efficacia
dell'impianto, la tilapia assomiglia molto alla carpa. Fortunatamente
la carpa è un pesce molto meno sensibile alle condizioni
esterne e risulta assai più resistente.
Il ciclo della trota inizia con la raccolta delle uova e la
fecondazione, azioni che avvengono artificialmente per mezzo
manuale degli addetti all'impianto. Le uova vengono tenute 30
giorni in tubi (h=1,5m - d=50cm) in cui circola continuamente
acqua ed esse si nutrono direttamente delle sostanze contenute
nell'acqua. Poco prima della schiusa vengono passate in vasche
situate in un capannone dove i pesci "neonati" vengono
nutriti per altri 30 giorni in condizioni di penombra.
In
seguito vengono incanalati nelle prime vasche longitudinali
all'aperto (60x8x1m). La portata d'acqua è garantita
da una sorgente di falda distante un chilometro dall'impianto
che garantisce un'elevata dotazione idrica. La temperatura non
deve superare i 14°C e dal canale l'acqua entra nelle vasche
dopo diversi passaggi di grigliatura realizzata in modo da garantire
anche un'ulteriore ossigenazione. Le vasche sono dotate ulteriormente
di aeratori che insufflano ossigeno a partire da metà
della lunghezza della vasca. Da qui in poi i pesci vengono nutriti
con farina di pesce..
Il
secondo livello di vasche è pressoché identico
al primo e ospita i pesci già sufficientemente cresciuti.
Da qui vengono prelevati, pesati e venduti. L'acqua defluisce
nuovamente in un canale che alimenta l'irrigazione dei campi
limitrofi. Per rispettare le normative europee si sta realizzando
una vasca di decantazione a serpentina entro cui si viene ad
abbassare il carico organico (ma il gestore ci ha assicurato
che ora come ora questo "arricchimento" è ben
gradito dagli agricoltori che usufruiscono dell'acqua in uscita
per i loro campi).
Come detto precedentemente la tilapia (come
la carpa) è un pesce molto meno delicato: i limiti massimi
di temperatura dell'acqua non sono rigidi come nel caso della
trota, è possibile effettuare solo due vasche (o anche
una) in cui avviene spontaneamente la riproduzione, la nascita
e la crescita. Unico vincolo maggiore è la profondità
(il battente) della vasca che deve essere superiore al metro
e mezzo per far sì che la luce non danneggi lo sviluppo
delle uova adagiate sul fondo.
Il gestore ci ha inoltre consigliato il testo "Piscicoltura
e ittopatologia", Pietro Ghilino, Edizione Rivista di Zootecnica.
Il prof. Ghilino è uno dei massimi esperti italiani del
settore e lavora all'istituto zooprofilattico, centro di ricerca
regionale, di Bologna.
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aggiornamento: 5 novembre 2003